Cosa pensa Reinhold Messner delle Dolomiti?
Naturalmente che siano le montagne più belle del mondo!

Le origini delle Dolomiti
Circa 250 milioni di anni fa, l’attuale arco alpino era una parte del continente Pangea, che si trovava molto più a sud, all’interno della fascia tropicale della Terra.
Le Dolomiti hanno le loro origini
nel mare tropicale preistorico. Data la presenza di molluschi, alghe, coralli e pesci, in questa zona vigeva una massiccia produzione di calcare.
A causa dell’attività vulcanica e del conseguente riversamento di magma basaltico, vi fu una vasta moria di questi organismi, che si depositarono sul fondo marino. Per questo motivo oggi le Dolomiti sono un paradiso per i ricercatori di fossili. L’azione tettonica innalzò il fondo marino, il mare primordiale si ritirò man mano e la
dolomia principale venne a galla. In seguito lo spostamento delle varie zolle terrestri innalzò le catene montuose, l’arenaria si consolidò grazie agli elementi calcarei presenti e venne compattata dall’enorme pressione praticata dagli strati geologici superiori.
Dopo l’era glaciale ebbe inizio il modellamento della superficie delle Dolomiti, dove
l’acqua si rivelò uno scultore provetto e fantasioso. Frane e detriti fluivano verso valle, mentre il vento, la pioggia ed il gelo continuavano inesorabilmente nel loro lavoro, tant’è che le Dolomiti cambiano perennemente il loro aspetto.
Lo scopritore: Déodat de Dolomieu
Tra il 1788 ed il 1789, un giovane geologo francese, Déodat Guy Silvain Tancrède Gratet de Dolomieu arrivò nel Tirolo, si fermaò nella zona di Colle Isarco (Alta Valle Isarco) e vide la sommità bianca del Monte Tribulaun (2.773 metri). Rimase talmente affascinato dalla colorazione all’alba e al tramonto, che raccolse alcuni frammenti di roccia e li fece analizzare. Nel 1791 Dolomieu pubblicò la scoperta di questa pietra calcarea sul “Journal de physique”, che dal 1792 venne chiamata “dolomia”, in onore del suo scopritore.
L’ “Enrosadira”
Una delle meraviglie dovuta alla particolare composizione mineralogica delle Dolomiti, è senz’altro il fenomeno della cosiddetta „Enrosadira“. La presenza di carbonato di calcio e di magnesio nella Dolomia fa si, che al tramonto le montagne
si accendano di un colore rosso intenso. Le pareti rocciose sviluppano uno spettro cromatico che va dal giallo chiaro al rosso fuoco, per poi attenuarsi in vari livelli di viola, fino a scomparire del tutto nel buio della notte. L’ Enrosadira è una delle peculiarità delle Dolomiti ed è sicuramente
uno degli spettacoli naturali più particolari che ci siano.
Consigliato: uno spettacolo da non perdere soprattutto al
Catinaccio!
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